Wicklow Town, Contea di Wicklow (Irlanda), tempi correnti.
Una cittadina di novemila abitanti, venti chilometri a sud di Dublino.
Loro non sono eroi, ma in ognuno di essi risiede una capacità fuori dal comune.
Vengono additati come mostri, costretti a tenere nascoste le loro facoltà per poter condurre una vita normale in mezzo ai "normali".
Qualcuno non si dà per vinto, però, e continua a dar loro la caccia.
St.Laurence's Rd (Wicklow), mercoledì 25 marzo 2009 - Tardo pomeriggio (piove, 7 °C).
- Ecco un uomo distrutto. -
June aveva sorriso aprendo la porta di casa per far largo ad un insolitamente cupo Baker, ma il sorriso venne ben presto cancellato a favore di un'espressione più preoccupata quando Jago non diede cenno di apprezzare l'intervento.
- È tutto ok? - domandò, chiudendosi l'uscio alle spalle per tornare a scoccare uno sguardo partecipe all'uomo - Vuoi fermarti per cena? -
Anche lontana da genitori che non poteva fare a meno di etichettare come retrogradi la O'Shannon non mentiva a se stessa in merito alle proprie eredità e, come sua madre, non poteva fare a meno di offrire un conforto che passava attraverso il cibo a chi si presentava provvisto di problemi solcando il suo zerbino.
Le domande, le risposte e ogni logica soluzione sarebbero state di certo aiutate da un po' di stufato caldo o da un piatto di minestra con pane imburrato.
Baker si strinse nelle spalle, non riusciva ad arginare la rabbia e la tristezza, perché quelle parole urlate dalla sorella erano state tanto inutili quanto crudeli. Ispirò profondamente, cercò di moderare il tono di voce, che parve comunque abbattuto: - Ti ringrazio, June. - rispose dopo qualche minuto di silenzio, tentò di formulare una scusa plausibile al suo pessimo umore, alla fine la seguì in cucina per aiutarla nella preparazione della cena.
- Ho parlato... No, ho incassato tutta l'isteria di Portia, non è gradevole. Lei sa essere più tagliente di un coltello. - lasciò che l'accendino argentato girasse fra le sue dita, lo fermò con un sospiro: - Sono anche preoccupato per una mia amica, non la sento da giorni. Sembra scomparsa dalla sera alla mattina... Sono agitato per il lavoro, per il viaggio e proprio non avevo bisogno della ramanzina della sorella maggiore. - guardò fuori dalla finestra: - Sentivo che stava per esplodere... - si corresse in fretta: - La testa, per via della rabbia. - abbozzò un sorriso.
- Fratelli e sorelle sono fatti apposta per addolcirci la vita. - valutò la donna mettendogli davanti una fetta di dolce accompagnata da un cucchiaio prima di sollevare lo sguardo al cielo e prendere posto accanto a lui. - Se vuoi parlare con qualcuno che sa di cosa tratti chiedi pure a me: sei maschi dai trentuno ai diciassette anni con cui crescere sono una bella truppa. - sospirò, riconcentrandosi alfine su di lui - Che succede alla tua amica? -
Jago si portò un boccone alle labbra e deglutì: - Sei messa peggio di me. - constatò sincera, poi aggiunse più cupo: - Bella domanda, non lo so neppure io: ha litigato con il padre, è andata dalla madre e poi a Londra, ma non risponde a nessun messaggio, anzi sembra non avere più un telefono, un recapito. Nulla. È un tipo strano, ma non così tanto. - sospirò, la rabbia stava scivolando via lentamente: - Dovrò andare a Londra, vedrò se è tornata lì davvero. - non seppe perché quella frase lo riempisse di sgomento.
- Probabilmente vorrà solo staccare la spina. - lo rassicurò June battendogli sul dorso della mano - Vai a conoscere la bambina di tua sorella, vero? - si ravvivò quindi - Portami una foto! -
- Lo spero, anzi non voglio credere qualche altra cosa. Riguardo a Jinny, ci puoi scommettere: è la mia prima nipote. - affermò orgoglioso: - Faremo una rimpatriata a casa dei miei, manco fosse Natale. - riuscì a scherzare, osservò June per un lungo istante, neanche si accorse di aver dato voce ai suoi pensieri: - Mi mancherai. -
- Anche tu. - ammise lei per poi alzarsi dal proprio posto e sparecchiare il piatto ormai vuoto - Ma saranno solo pochi giorni, vedrai che una volta riunito alla tua famiglia voleranno. - valutò pacata pria di lanciargli un'occhiata incerta e non priva di imbarazzo - Vuoi dormire qui stanotte? -
8 The Tusker, Dumbur Road, mercoledì 25 marzo 2009 - Tardo pomeriggio (piove, 7 °C).
Jago lanciò una fugace occhiata alla finestra socchiusa, sospirò mentre piegava un paio di pantaloni scuri. Un'altra banale giornata di pioggia volgeva al termine, aveva sostenuto il secondo colloquio di lavoro ed aveva piacevolmente colpito il suo futuro capo: era una bella notizia che aveva comunicato prontamente alla sua famiglia, eccezion fatta per Portia, a June ed a Sian.
era una comune giornata di pioggia a stento rischiata dal sole, benché avesse piacevolmente stupito
Rientrato alla pensione, il suo umore era divenuto più cupo del cielo di Wicklow Town, non c'era nessuno a cui confidare i propri pensieri, non c'era nessuno ad aspettarlo e per giunta Sian non rispondeva al cellulare, né dava notizie di sé se non attraverso i famigliari: era strano anche per la Houston.
C'era qualcosa di inquietante nella sua partenza, somigliava ad una decisione presa di malavoglia oppure ad una fuga; Baker era propenso a credere che Greg l'avesse tradita rivelando “la particolarità” della ragazza a Liz, la migliore amica di entrambi.
Escluse a priori la possibilità di affrontarli, semplici conoscenti che potevano fingere di essere all'oscuro di qualsiasi fatto, gli tornò in mente il legame che Sian aveva stretto con la cugina, Hilary: soppesò l'idea di avvicinarla prima di partire e gli parve fattibile. Tornò ad osservare la valigia, la sua permanenza a Londra sarebbe stata relativamente breve, sentiva il bisogno di rivedere la sua famiglia; le loro rimostranze non lo turbano perché le avrebbe accettate così come aveva fatto con la solitudine.
Jago aveva informato June della sua assenza, d'altra parte le aveva già spiegato quanto fosse importante per sua nipote conoscere la parentela acquisita: era una bimba cinese di tre anni, abbandonata alla nascita in strada neppure fosse stata spazzatura, sistemata fra le migliaia di sue compagne di sventura ed infine venduta al migliore offerente; che l'asta fosse chiamata “adozione” e avesse una solida base legale non intaccava l'opinione dell'uomo. Portia e Giles sarebbero stati degli ottimi genitori, Jing Jing una figlia amata ed a lungo attesa, a Jago bastava per tollerare il viaggio, aveva persino imparato a biascicare qualche parola di cinese come tutti i Baker.
Allungò il bracciò verso il comodino, prese il pacchetto di Silk Cut e lo rigirò nella mano: era stato suo fratello a domandargli se la sua costanza nei confronti di June fosse imputabile al mero orgoglio oppure a qualcosa di diverso.
La risposta, qualunque essa fosse, non era nelle sue corde e non lo era il suo comportamento.
Il cellulare squillò, distraendolo dalle sue riflessioni, la speranza che fosse Sian si spense quando lesse il nome sul display. Non ebbe il tempo di aprir bocca. - Dimmi che è una balla. - la voce di Portia era un suono acuto, stridulo; se l'immaginò con i lineamenti induriti dalla rabbia, camminare avanti e indietro per il soggiorno della sua casa. - Prego?- replicò Jago, con un sospiro. - Vuoi fare l'agente immobiliare lì? - lo interrogò aspramente la sorella: - Ti sei bevuto il cervello? - - Portia, devo pur mangiare... - si giustificò lui, sollevò lo sguardo al soffitto. - Torna a Londra, perché sei in quel buco di culo in Irlanda?- Portia cercò di moderare i toni, ma era tardi: - Se i nonni se ne sono andati, un motivo ci sarà stato. Io non ti capisco: vuoi visitare il posto... Va bene. Vuoi vedere se la figlia di Houston è impazzita e non c'è più speranza di riportarla nel tuo letto... Va bene. E poi?
Cosa c'è che non va? Perché sei lì? Ci sono dei problemi, Jago?
Possiamo risolverli.-
L'altro attese prima di rispondere, Portia riusciva ad infastidirlo con la sua premura però lo amava e non poteva dimenticarlo: - Ascolta, ci vedremo fra due giorni.- tentò di mediare: - So che dobbiamo occuparci di Jinny, comunque discuteremo con calma di persona...-
Portia esitò, un minuto interminabile che Jago attese come una sentenza di morte. - Non ti sarai mica fissato su quella?- riprese con furia con la donna: - Cristo, siamo all'assurdo: cosa avrebbe di speciale questa puttanella con il marmocchio a carico? Non puoi davvero cadere tanto in basso, Jago! -
Lui non ascoltò una parola di più: - Vaffanculo!- sbottò irato. Gettò il telefono sul letto ed uscì, troppo infuriato per capire quanto fosse pericoloso.
Galleria Gallagher&Grant, Bayview Road (Wicklow), mercoledì 25 marzo 2009 - Primo pomeriggio (piove, 7 °C). Inutile dire che non fosse riuscito a prendere sonno per tutta la notte. "Rod ha spiegato di tacere, non gli do torto."
La frase che Gallagher aveva detto a Sian e che poi lei gli aveva riferito, l'aveva associata dapprima ad una logica conseguenza dell'atteggiamento ostile che la gente comune aveva sempre avuto nei confronti del veggente. Greg l'aveva interpretato come un modo per proteggere Sian dalla ferocia degli abitanti di Wicklow, almeno nei confronti di chi blaterasse o fosse davvero in possesso di facoltà paranormali. Lo aveva addirittura pensato come un gesto carino.
Il consiglio in sé sarebbe finito lì se Sian stessa non avesse fatto riferimento subito dopo allo scienziato dei film di fantascienza, quello che correva dal presidente degli Stati Uniti per metterlo all'erta su un pericolo per la sicurezza nazionale. Gli venne in mente la trilogia di film degli X-Men e per un momento si chiese se esistessero davvero una squadra buona ed una cattiva. Nelle riviste di settore, quelle che farfugliavano di questi fenomeni, non una volta sola c'erano stati attacchi verbali contro il governo statunitense, accusandolo di offuscare prove dell'esistenza di U.F.O., esseri umani in possesso di speciali facoltà, organizzazioni segrete magari nascoste nei bunker della fantomatica Area 51.
Complice la notte, complice la preoccupazione, complice l'irrazionalità che offusca la ragione quando non si trovano più risposte, Greg O'Neill era uscito dall'abitazione degli O'Hara ed era salito sulla propria macchina. Dalla casa di Liz alla propria avrebbe dovuto compiere si e no venti passi. Quella detta all'amica del cuore non era stata una menzogna vera e propria. Quella sera si era davvero diretto sotto casa di Jasper Houston, ma era giunto nel momento in cui la Matar stava uscendo frettolosamente dalla villetta ed altrettanto di fretta si era infilata su una vettura che aveva preso il via così scompostamente che nel riprendere la traiettoria dopo l'inversione aveva addirittura rischiato di colpire in pieno la propria costringendolo ad una brusca sterzata. Dopo quel colpo di adrenalina, aveva fermato la Matiz davanti al portone degli Houston, in attesa che il cuore riprendesse un battito pressoché regolare. Quando finalmente si era deciso a scendere, le luci dell'edificio si erano spente definitivamente, facendolo desistere da quell'ultimo barlume di volontà che aveva raccolto.
Era tornato a casa, si era messo a letto ed aveva tentato invano di dormire.
La mattina dopo, adducendo una scusa legata all'università al vecchio Maurice, si era risparmiato un giorno di lavoro in officina per dedicarsi alle proprie ricerche. Non avendo avuto il coraggio di un confronto vis a vis con Jasper Houston, la sua intenzione era quella di scoprire se davvero il consiglio di Gallagher fosse dettato dal timore dei pregiudizi o se dietro ci fosse ben altro, qualcosa del quale quelli "comuni" come lui ne fossero tenuti all'oscuro. Era passato alla locanda sulla Dumbur Road invano. Una Brandy assonnata e probabilmente sorpresa di vederlo lì gli aveva riferito che il fidanzato era uscito per andare alla galleria d'arte. Giunto al loft della Bayview Road, una donna avvenente dai capelli rossi gli aveva comunicato che il titolare aveva lasciato il posto di lavoro anzitempo per un improvviso ed imprevisto impegno. Così per ingannare il tempo aveva mangiato un mix di sandwich all'Ernies ed era tornato alla galleria nelle prime ore del pomeriggio. E finalmente era anche riuscito a trovarlo.
Dopo i primi convenevoli, Gregory spiegò il motivo della sua presenza lì e tentò il più possibile di essere razionale.
- Sian è sparita senza dire una parola, - disse con un tono di voce basso che non celava però la sua preoccupazione. - Il cellulare è spento da mercoledì scorso ed ha lasciato a casa il cane. I suoi dicono che è partita per Londra dopo una litigata con il padre, ma sarebbe stato credibile i primi due giorni. È passata una settimana, vuoi che non avesse trovato un telefono per chiamare me o anche Liz? Le è successo qualcosa, ne sono sicuro. - Rod lo ascoltò parlare in silenzio. Non avrebbe mai creduto che O'Neill si sarebbe rivolto proprio a lui e quantomeno aveva sperato che la coppia di genitori della Houston fosse riuscita a tenere buoni parenti ed amici. Aveva conosciuto Sian da relativamente poco rispetto a persone come Gregory O'Neill o la menzionata O'Hara. Persino Brandy aveva incontrata Sian prima ancora del suo ritorno a Londra.
- È successa una cosa grave, è vero. - ammise spostandosi verso l'ingresso della galleria. Nel muoversi prese sottobraccio l'altro, il che gli provocò un momentaneo distacco con la realtà. Piombò nei più recenti risvolti del passato del ragazzo e si sforzò di scremarli alla ricerca di un evento in particolare. Non poté fare a meno di vedere Elizabeth confessargli di sospettare Jasper Houston dell'omicidio della figlia. Ma alla fine riuscì nel proprio intento.
Eccola lì, una Sian con il volto tirato per il nervosismo che rivelava all'amato della psicometria.
- Ti capisco, Gregory, davvero. Ma Sian è dovuta partire improvvisamente per cause di forza maggiore e non può per nessuna ragione avere contatti con nessuno. Sta bene, te lo assicuro. - l'ultima rassicurazione fu forzata. Per quanto Roderick ne sapesse, Guinevere e Jasper avevano parlato di una mail dei rapitori dove Sian teneva in mano una copia dell'Irish Independent del giorno.
- Non puoi chiedermi questo, - protestò Greg. - Stiamo patlando della donna che amo e se qualsiasi cosa io possa fare per aiutarla può essere utile, non potrai escludermi. -
- Stanne fuori. - replicò Rod categorico - Se davvero la ami e tieni a lei quanto dici, rattoppa dove puoi ed attendi che faccia ritorno. Davvero, non c'è niente altro che tu possa fare adesso. Non peggiorare le cose. -
- Io ho il diritto di sapere. -
- No. - sospirò Roderick - Non stavolta. Prometto, qualsiasi informazione utile avrò, te la riferirò. Ma ti prego, questa tua preoccupazione può solo ledere Sian. Ci conosciamo poco, ma fidati di me. Anche solo per questa volta. -
Gregory trovò confermate le proprie ipotesi: che Sian si trovasse in un brutto e grosso pasticcio. Continuava ad ignorarne le cause ma era abbastanza intelligente da comprendere di trovarsi davanti ad un muro massiccio di mattoni. Forse c'era già qualcuno che si stava preoccupando della sorte di Sian, qualcuno con risorse maggiori di quante potesse offrirne lui. Si trovò costretto ad un'amara ritirata.
- Ho bisogno di lei, - gli confessò frastornato. - Qualsiasi cosa sia, ti prego, riportala da me. -
Grand Hotel, Abbey St. (Wicklow), mercoledì 25 marzo 2009 - Ora di pranzo (piove, 7 °C). Rod aveva chiamato Guinevere O'Connor direttamente al Grand Hotel, facendosi passare la stanza dalla reception. Se erano quasi certi che Jasper Houston avesse un mastino dietro ad annusarne i passi, non potevano essere sicuri che non ce ne fosse uno anche per la donna. Per questo aveva evitato di chiamarla sul portatile ed aveva preferito una chiamata che sarebbe poi stata smistata dal centralino dell'albergo. Aveva ignorato volutamente le paranoie dettate dal sogno ed adesso stava tentando di screditarsi davanti a se stesso con un eccesso di prudenza.
- Suo marito è controllato. - aveva accennato alla donna al telefono - Verrò in albergo. Cerchi di trovare il modo per far essere presente anche lui. -
Rod ricordava Guinevere dai tempi in cui era poco più che ragazzino. Riviste e cartelloni pubblicitari la ritraevano come una dea della bellezza perfetta, magari di fianco a qualche bevanda analcolica. A distanza di anni ed avendo avuto modo di vederla una volta dal vivo, si vergognò per un breve attimo di averla tenuta in passato come una buona rappresentante del proprio sogno erotico. Oggi, la figlia scomparsa, sarebbe stata la damigella d'onore alle proprie nozze. Ironia della sorte.
Si presentò nella hall dell'albergo e, avendo preventivamente avvertito Sarah Grant, la O'Connor venne subito informata del suo arrivo.
Era curioso come, avendo sempre abitato a Wicklow, non avesse mai avuto necessità di inoltrarsi all'interno dell'Hotel, superando bar, hall e ristorante. Il pavimento dell'ascensore era ricoperto di moquette, le pareti rivestite da alcantara rossastra. La luce del piano si accese e Rod si spostò nel corridoio. Provò un senso di piacere nel appurare che i locali erano quieti. Quando la donna gli aprì, s'infilò nella stanza e richiuse la porta dietro di sé.
- L'uomo che spia suo marito... - scosse la testa per un attimo, poi si corresse - Il suo ex-marito, risiede in questo albergo. Ci sono buone possibilità che controlli anche lei. -
Jasper Houston non aveva fatto troppe domande, quando Guin gli aveva mandato un semplice sms, aveva ritenuto opportuno presentarsi al Grand Hotel. La donna gli aveva spiegato le sue ultime alzate d'ingegno: nutriva un certa stima per Hilary e conosceva lo scetticismo dell'ex moglie, eppure non poté accettare passivamente la teoria del medium che armato di pendolino rintracciava Sian.
Rod Gallagher, inoltre, gli sembrò poco più di un ragazzo, un volto che doveva aver già intravisto per strada ma che non legava ad alcun ricordo: incrociò le braccia sul petto e si sforzò di apparire cordiale.
- Siamo spiati? - chiese, una volta ascoltata la rivelazione: - Se questo tizio è proprio qui, non dovremmo spostarci? - Guinevere fu quasi portata a sporgere la testa fuori dalla porta, ma lo ritenne ridicolo e sospetto, aveva il consueto aspetto curato, in fondo doveva fingere che sua figlia stesse bene e fosse a divertirsi a Londra, fece un cenno a Rod ma prima di presentarsi non riuscì a tacere i suoi pensieri, il bon ton poteva attendere: - Jasper, sii logico. - replicò senza alzare la voce, sebbene si notasse una certa tensione: - Casa tua non è un luogo tranquillo, spostarti a Dublino implicava far muovere anche quella sorta di ombra, incontrarci altrove era rischioso. Qui, sino a prova contraria, ci siamo tu ed io: stiamo pranzando insieme e Rod non è controllato, chiunque sia a spiarci non mi fa la posta fuori dall'uscio. - prese fiato e li fissò entrambi.
- Va bene, sembriamo le Charlie's Angels, comunque. - sbottò Jasper e si avvicinò a Gallagher: - Jasper Houston, sono il padre di Sian. - tese la mano, un movimento istintivo, Guin lo fissò contrariata.
- Rod, lui è Jasper. Sian vive con lui. - la O'Connor meditò sul resto della presentazione: - Jasper, Rod è un amico di nostra figlia, Hilary si fida di lui ed io pure. -
Roderick esitò un momento. Aveva preventivato che durante le presentazioni l'uomo gli avrebbe porto la mano e stavolta si era deciso a stringerla. Non perché temesse di sembrare scortese altrimenti, il suo gesto fu mosso dalla necessità di ricevere conferme, di sapere effettivamente cosa fosse accaduto, di potersi fidare ciecamente di quanto gli sarebbe stato rilevato. La stretta durò un po' più del necessario. Rod si era distaccato dalla realtà e subiva passivo gli eventi che erano occorsi nella vita del professore nell'ultima settimana, dalla telefonata dei rapitori alle ore trascorse con la Matar a ricostruire la dannata formula. Ritrasse infine la propria mano, sbattendo le palpebre un paio di volte.
- Di solito non giro con un pendolino ed ho già accennato alla signora O'Connor che faremo il possibile per riportare Sian a casa. - Fece qualche passo incerto all'indietro e senza attendere di venir invitato a farlo cercò il sostegno di una sedia - Non è stato bello ricattare Failam, ma posso capire i motivi che l'hanno spinta a farlo. - Lo sconcerto di Jasper si tradusse in un lungo sospiro, qualsiasi frase gli sembrò inutile e persino banale mentre Guinevere, che ignorava i termini del rapporto fra Houston e la Matar, si avvicinò a Rod e scostò la sedia completamente: - Siediti, Rod, sei bianco come un fantasma: ti porto del the freddo, non tengo alcolici nel frigobar. - sentenziò con materna premura, per qualche istante la si intravide di spalle.
Il matematico si concentrò su Gallagher: - Non avevo scelta, non l'ho avuta da quando mia figlia è stata rapita. - replicò e la voce era abbastanza ferma: - Failam è una ragazza eccezionale, le sono affezionato, conosce Sian e le mie minacce erano sassi nel lago: io ho bisogno di aiuto... No, Sian ne ha. - prese una boccata d'aria, mentre sedeva vicino al ragazzo: - Io non so come stia, cose le abbiano fatto... - scosse il capo e si zittì. Guinevere passò un bottiglietta di the a Rod e rimase in piedi fra loro.
- Essere cauti è necessario. - disse la donna, come a giustificare Jasper: - Tu puoi aiutarci, almeno vorresti, cosa possiamo fare per te? - chiese e la domanda le parve una nota stonata, sorrise stancamente, quasi una smorfia: - Devi aspettare che le informazioni arrivino a te o possiamo... Indirizzarle e come? - aggiunse.
Roderick prese il bicchiere che gli aveva porto Guinevere e la ringraziò, poi gli occhi azzurri del ragazzo tornarono su Jasper.
- Funziono più o meno come vostra figlia, solo che se tocco un libro non vengo sopraffatto dal suo contenuto, ma dai volti che lo hanno tenuto in mano, i luoghi nel quale è stato riposto. Non vedo la sua storia scritta, ma quella vissuta. - spiegò ad entrambi. - Se Sian è stata rapita nel tragitto dal Pantry a casa, ripercorrerò quella strada nella speranza di vedere come e quando sia successo. C'è solo il pericolo che se sia passata troppa altra gente di là, i segni che aveva lasciato lei possano essere stati come... inquinati. -
Avevano anche l'altra pista, continuò a spiegare loro. L'agente di viaggi di Belfast con la BMW nera che Failam aveva visto e seguito la sera che era uscita dalla villetta degli Houston. Certo non mise loro al corrente che se ne era accorta captando i suoi pensieri. - Punteremo sull'algoritmo e sullo scambio, e per questo avremo bisogno della vostra collaborazione. -
Guinevere annuì, Jasper si limitò a fare un lieve cenno con la testa: - Sembrano buone idee, comunque, è meglio evitare di mettere in allarme troppe persone. - puntualizzò l'uomo: - Liz, l'amica di Sian, è già venuta a chiedermi di lei e sono sicuro che lo farà anche il suo ragazzo, senza contare che se la notizia circolasse... Non potrei raccontare la storia del cellulare rotto in eterno. -
- Ho creduto opportuno dire che Sian fosse in partenza per Londra, però ci sono ancora i suoi documenti, i suoi vestiti, il suo cane... Non possiamo mentire a lungo. - concordò col marito Guin.
Fu Rod ad annuire stavolta.
- È giusto che veniate informati di un ultimo particolare. - aggiunse quindi - Per mio conto sarò costretto ad informare altre persone. Ho bisogno di creare una squadra di recupero. Non appena ci riuniremo, vi faremo sapere qual è il piano. -
Belfast, Magazzini Derval Ltd., mercoledì 25 marzo 2009 - Tarda mattinata (piove, 7 °C). Sian Guinevere Houston sbarrò gli occhi ed osservò inebetita il soffitto di lamiera, appena rischiarato dalla lampada poggiata vicino al materasso. Indossava una tuta pesante, sotto la testa aveva piegato il cappotto ed un plaid la copriva dal ventre in giù; il cerchio di metallo al polso era un tormento e così il formicolio incessante agli arti inferiori.
Quando i rapitori le avevano dato il giornale era successo qualcosa, un avvenimento totalmente prevedibile e poteva ringraziare soltanto se stessa per non aver tentato di proteggersi almeno in parte; l'intero contenuto dell' “Irish Independet” era penetrato nella sua testa. Una rasoiata al cranio fatta di notizie e parole, aveva cominciato a lamentarsi, aveva scagliato la rivista lontano, era svenuta oppure non ricordava cosa fosse accaduto in seguito. - Bevi. - le aveva intimato la donna. Sian, recalcitrante s'era portata la bottiglietta alle labbra, aveva tossito mentre tentava di slegare i propri pensieri da quanto assimilato.
Non avrebbe saputo dire se le era stato dato del the o la consueta acqua, le sembravano ricordi confusi e lontani, quasi dei sogni.
Era stata rapita, la motivazione era semplice: il progetto di suo padre era molto importante, non a caso era stato acquistato in un batter d'occhio, poteva escludere che si trattasse di un gruppo di comuni malviventi, era un'organizzazione più complessa e per questo, pericolosa.
Vinse il senso di sopore per qualche ora: era la fine di Marzo, i giorni erano trascorsi ad una velocità impressionante fra quelle pareti fredde, l'aria aveva uno strano odore di asfalto bagnato. Il viaggio era stato lungo, almeno lei lo ricordava tale, un inganno dettato dalla paura e dalla droga, perché sentiva di poter essere scura di ben poche cose.
C'era del sonnifero nell'acqua, un calmante, una sostanza che la tenesse incosciente, eppure non poteva definirsi una virago, era una ragazza abbastanza minuta e la facilità con cui l'avevano presa ne era la conferma.
Desideravano che producesse poco rumore, che non tentasse d ribellarsi, forse non avevano mai gestito un ostaggio, potevano temere di essere scoperti.
Si grattò la testa, era confusa, non riusciva a riprendersi dal malore, ma sapeva che doveva reagire in qualche modo.
Era stata male, non aveva idea di quale reazione avesse provocato nei suoi aguzzini ma se l'avevano distesa, se l'avevano fatta bere, significava che serviva loro viva ed era vagamente rassicurante saperlo.
Era lurida, la prima cosa che avrebbe chiesto sarebbe stata un secchio d'acqua ed una spugna per lavarsi, se si fossero rifiutati l'avrebbe domandato il giorno successivo e quello dopo. Non provò ad alzarsi, restò sul materasso e ricordò la propria camera, la branda su cui riposava Isolde, il profumo dei dolci che vendeva, la voce di suoi padre e di Greg, il sorriso di Liz, gli occhi blu di Hilary, la bellezza algida di sua madre, si aggrappò a quelle immagini e si convinse di non essere alla fine, non quel giorno.
Wicklow, mercoledì 25 marzo 2009 - Tarda mattinata (piove, 7 °C).
- Ero da Houston per lavorare con lui all'algoritmo. Improvvisamente ho avvertito i pensieri di una persona che era all'esterno della casa. Pensava al fatto che la luce del soggiorno di Jasper fosse accesa e che si augurava per lui che stesse finalmente lavorando all'algoritmo. -
Failam Matar lo aveva chiamato nelle prime ore della mattina per riferirgli quelle testuali parole. La voce della "lemurina" era scossa, il suo solito balbettio si era accentuato nel pronunciare quel breve racconto.
- Sian è stata rapita. - aveva risposto a sua volta Rod, buttando un'occhiata al resto della casa dalla fessura che aveva appena aperto dalla porta dello studio. La locanda era immersa nel silenzio e Brandy con tutta probabilità stava ancora dormendo nella loro camera al piano di sopra. - Sua madre e sua cugina sono venute qui ieri all'ora di pranzo per dirmelo. Fingi di non sapere nulla e tenta di essere il più naturale possibile con il professore. Abbiamo bisogno di tempo e la Garda va tenuta fuori, almeno per adesso. -
La pioggia all'esterno aveva battuto contro i vetri per quasi tutta la mattinata. Le parole della Matar avevano assunto un senso solo incrociate con quelle delle due donne che erano venute a fargli visita il giorno precedente. Era chiaro che avessero piazzato dietro ad Houston un tizio per assicurarsi che rispettasse gli accordi, anche se i pochi pezzi del puzzle che stava cercando di costruire erano lacunosi e lo riempivano di domande logiche.
Tornò a prendere l'iPhone e stavolta compose il numero di Sarah Grant.
Il cellulare della donna vibrò silenzioso nella tasca della divisa. L'americana stirò un sorriso piazzando in mano al cliente di turno la chiave della sua stanza ed invitò bruscamente uno dei garzoni a portare in camera i bagagli. Quando si liberò definitivamente di loro, prese in mano il telefono e rispose chinandosi dietro al banco, fingendo di cercare qualcosa.
- Dio santissimo, Rod, che diavolo vuoi? Non posso ricevere telefonate sul posto di lavoro. -
- Ho bisogno di un favore. - replicò dall'altro lato Roderick. Le accennò a grandi linee di cosa avesse bisogno ed i motivi.
- In che diavolo di guaio si è cacciata stavolta? - bisbigliò Sarah, guardandosi furtivamente attorno.
- In realtà la cosa è un po' più ampia. Ti spiego a pranzo. Trovami quel tizio. -
- Non sarà troppo difficile, - lo rassicurò lei. - A dopo. -
Sarah chiuse la comunicazione e tornò dritta sulla schiena. Si ritrovò a guardare una coppia attempata con un forte accento australiano. - Posso esservi utile? -
Liquidò i due piazzandoli al secondo piano, in una stanza le cui finestre davano sul retro dell'albergo. Quando scorse la collega pronta a darle il cambio per il turno pomeridiano si congedò con un sorriso falso e si allontanò in direzione del parcheggio privato dell'albergo. Non fece fatica a trovare la BMW nera. Con disinvoltura vi passò di fianco e fece scattare le serrature. Sorrise divertita. Aprire le portiere delle vetture era davvero un gioco da bambini per una telecinetica. Aveva lasciato la borsetta di proposito dietro al bancone, in modo da darsi una scusa per tornare indietro. Quando fu di nuovo nella hall, porse un foglietto alla collega dove era segnato un numero di targa.
- Ha dimenticato di chiudere la macchina, - spiegò. - Forse è meglio fare un annuncio. -
Non ci volle molto prima che il proprietario della macchina si presentasse al cospetto della reception per rispondere alla chiamata. Fu anche molto cortese nel ringraziare le due donne per la loro segnalazione. Una volta associato il volto al proprietario della BMW, Sarah prese il registro scorrendo i nomi fino a quello di Conley Kirvan. Probabilmente era un nome falso, ma era tutto quello che era in loro possesso. - Failam? - nemmeno una decina di minuti dopo, Rod Gallagher aveva richiamato il numero della Matar dal proprio telefono - Il tizio che hai seguito è registrato al Grand Hotel. Fai la tua parte. -
La ragazza collegò il suo computer alla rete direttamente da casa sua e per i primi minuti lavorò per offuscare la propria connessione.
Anche se il nome non fosse risultato reale, si sarebbero trovate delle occorrenze corrispondenti alle varie attività svolte con quella copertura.
Il primo dato in chiaro a loro disposizione era la targa del veicolo e svolta una ricerca rapida sul registro automobilistico la BMW risultò di proprietà di una nota compagnia di noleggio.
Risultò poi che Conley Kirvan aveva noleggiato l'auto a Dublino nella mattina del diciotto marzo scorso. Dalla patente di guida si deduceva la nazionalità nordirlandese e la residenza a Belfast.
Grazie a queste ulteriori informazioni, la Matar trovò corrispondenze nelle compagnie telefoniche ed ebbe un paio di numeri di telefonia cellulare appartenenti all'uomo, uno associato ad una società di viaggi, per la quale sembrava lavorare.
Alla colonia aveva spesso operato ricerche simili e quasi sempre erano terminate sondando gli archivi delle forze dell'ordine per rintracciare carichi pendenti sull'interessato.
Quello che trovò furono una serie di rapporti stilati dalla polizia di Belfast ed inviati per conoscenza ai colleghi inglesi di Scotland Yard
Resoconti di accertamenti, appostamenti e richieste di informazioni che terminavano tutte con un nulla di fatto, benché la loro stessa presenza costituisse un elemento singolare.
Dopo tre ore circa di lavoro, richiamò Rod e gli fece un primo resoconto della sua ricerca.
- Comunque ho stampato tutto... ora che si fa? -
Belfast, Magazzini Derval Ltd., martedì 24 marzo 2009 - Notte (piove, 8 °C).
Per gli uomini della CIRA coinvolti nel rapimento di Sian Houston ogni mossa doveva essere studiata nei minimi dettagli.
L'indomani, come da programma, sarebbe scaduto il primo ultimatum rivolto al padre la sera stessa che avevano preso la ragazza.
Sapevano bene, però, che quell'intervallo di tempo di sette giorni non sarebbe stato sufficiente per ricostruire l'algoritmo.
Una convinzione che si basava sulle indiscrezioni fatte filtrare dalla talpa che avevano nei servizi segreti del G2, Brian Conuil.
Se il gruppo di ricerca aveva effettivamente rispettato gli accordi profumatamente onorati e quindi ceduto senza fare copie ogni piccolo elemento dei loro studi, anche le loro menti accademiche avrebbero impiegato tempi tecnici necessari e non molto brevi per ottenere nuovamente il risultato.
Si aspettavano, quindi, il tentativo da parte di Jasper Houston di prorogare i termini, di avere rassicurazioni sulla figlia, sulla sua incolumità e salute.
Il contatto che stava operando direttamente da Wicklow avrebbe chiamato il professore nella notte successiva. Per il momento, Slane Derval e suo marito, avevano avuto incarico di costruire una prova da inviare al padre di Sian per fargli intendere che stesse ancora bene ma che non era assolutamente il caso di tardare ulteriormente.
Il portellone del container dove Sian Houston giaceva da una settimana si aprì con il solito clangore.
Si era aperto quasi tutti i giorni e ogni volta aveva ricevuto cibo, acqua, qualcosa di pulito da indossare e l'occorrente per tenere un minimo di igiene personale.
Di nuovo, l'odore poco gradevole che venne dall'interno prese alle narici i coniugi Tiarnan, benché avessero calato sul viso il passamontagna.
I due entrarono, trovando la ragazza stesa sul materasso.
La donna teneva la pistola nella mano destra ed una fotocamera digitale nell'altra, mentre il suo compagno una copia del giorno dell'Irish Independent. La voce di Slane ruppe il silenzio - Svegliati. - Poi entrambi fecero qualche passo in avanti.
Con un piede, la Derval scosse quello della Houston - Dai muoviti. - Il tono tradiva una certa impazienza.
Sian sbatté le palpebre intorpidita, mentre metteva a fuoco le due sagome, ispirò profondamente e levò a sedere come meglio le riuscì visti i numerosi giorni di inattività, tossì un paio di volte e li guardò in muta attesa: se non erano ciechi, avrebbero notato che s'era svegliata e mossa. - Ce l'hai fatta. - Sapevano benissimo che il torpore che teneva avvinta la giovane Houston era dovuta alla piccola dose di sonnifero che scioglievano nell'acqua, tuttavia i due non avevano tempo da perdere quando si recavano a trovale la loro ospite. - Aiutala a mettersi seduta e toglile la catena. - Alle decise parole di Slane, suo marito si adoperò per sistemare l'ostaggio e liberarle il polso mentre la moglie proseguiva ad apostrofare Sian - La tua situazione non è buona, tesoro. Tuo padre appare duro di comprendonio e sembra non rendersi conto che non è un semplice scherzo di cattivo gusto. - Non era vero, in fondo. Jasper aveva avuto, fino a quel momento, solo un contatto e ne avrebbe avuto un altro solo la sera successiva.
La Houston aggrottò la fronte, una smorfia le si dipinse sul volto, mentre la presa energica dell'uomo la scuoteva totalmente dal miscuglio di sogni e realtà che l'attanagliava: - Oh... Non mi stupisce. - biascicò, non se ne rese conto sino a quando non udì la sua stessa voce rauca e stentata, cercò di non fissare la luce, di restare il più possibile nella penombra.
Da sotto il passamontagna, per la Derval fu naturale alzare le sopracciglia - Bene, quindi tanto vale ammazzarti subito? - Poi sospirò, credendo di avere ecceduto - Dalle il giornale. - Chiese ad Eamonn, il quale aprì il quotidiano per mostrare la prima pagina.
Prendendo le mani della Houston, fece in modo che lo tenesse ben spiegato.
A quel punto, Slane scattò una foto con la digitale. - Vediamo se questa foto lo convincerà a smetterla di girarsi i pollici. Se non vuole che sia l'ultima foto da viva di sua figlia. -
La Houston soffocò uno sbadiglio, innaturale rispetto alla tensione che aveva in corpo: - Il giornale?- ripeté mentre prendeva in mano la rivista, socchiuse gli occhi e li riaprì, aveva capito e l'idea non le piaceva affatto.
Grand Hotel (Wicklow), martedì 24 marzo 2009 - Notte (piove, 8 °C).
Conley Girvan aveva imboccato l'entrata del parcheggio del Grand Hotel ed aveva manovrato per avere, dall'abitacolo, la migliore visuale dell'incrocio dove confluivano varie strade.
Spenti i fari ed il motore, aveva atteso qualche secondo, un tempo brevissimo, prima di vedere l'Opel Corsa svoltare sulla Abbey e, passando davanti ai propri occhi, procedere a velocità moderata ma senza rallentare sulla Marlton Road.
Failam Matar.
Poche notizie rilevanti su di lei tranne il fatto che avesse lavorato nel gruppo di ricerca al DIT a stretto contatto di gomito con Jasper Houston e gli altri due ricercatori.
Quella sera era stata in casa del professore e Kirvan e gli altri si aspettavano quello sviluppo, la ragazza abitava a Wicklow e gestiva il Rose's pub e per il padre di Sian era sicuramente una coincidenza favorevole quella di non dover coinvolgere troppe persone e perdere così troppo tempo prezioso per ricostruire l'algoritmo.
Ciò che non si aspettavano da lui erano mosse sbagliate o sospette.
La giovane matematica era uscita da casa Houston quando Conley stava passando e fin lì nulla di sospetto.
Un primo campanello di allarme, però, aveva suonato quando dallo specchietto retrovisore aveva visto la Opel della fanciulla seguirlo ma senza prendere la St. Laurence's, come avrebbe dovuto fare per tornare a casa.
- D'accordo, - aveva pensato l'uomo conducendo la propria BMW - andrà a dare un'occhiata al suo Pub. -
Per il Rose's avrebbe dovuto superare l'incrocio e proseguire sulla Abbey in direzione Dublino.
Invece, era scattato il secondo campanello d'allarme quando lei aveva preso la Marlton sfilando davanti al parcheggio.
Le piccole coincidenze divennero preoccupanti sospetti pochi minuti dopo quando l'uomo, sceso dalla macchina e spostatosi in una zona non coperta dalla luce dei lampioni, vide la piccola utilitaria della ragazza passare di nuovo lì davanti.
Forse era stata una sua impressione notare, grazie alla luce giallastra che rischiarava la zona prospicente l'incrocio, il movimento del volto della Matar verso il parcheggio.
Kirvan attese che l'auto sparisse dalla propria vista e salì in camera, pensieroso e con la mente impegnata a porsi milioni di domande a cui stentava a dare risposte sensate.
Houston l'aveva scoperto?
Si stava servendo di quella ragazza e magari di altre persone di fiducia per cercare di risolvere a modo suo la faccenda della liberazione di sua figlia, pur non rivolgendosi alla polizia?
Non aveva senso, ma non poteva permettersi di fidarsi della propria sicurezza.
Iniziò a chiedersi come avrebbe potuto, il matematico inglese, intuire chi fosse la persona che lo stava controllando.
Non era stato pressante nelle ronde, anche impegnato nei propri affari di agente di viaggio.
Aveva fatto svariate passeggiate sia in macchina che a piedi sulla St. Patrick's ed atteso altre volte nello stesso incrocio dove si trovava il Grand Hotel per vedere se il professore fosse sceso in macchina.
Una sola volta lo aveva visto andare in direzione Dublino, la mattina successiva al rapimento. Lo aveva chiamato qualche giorno dopo per ribadirgli di sveltire la ricostruzione dell'algoritmo e ricordargli che il tempo stava stringendo.
Compose un numero sul cellulare ed attese che dall'altra parte rispondessero.
Dopo un primo scambio di informazioni, raccontò alla persona con cui stava parlando l'episodio occorso poco prima.
- Sei sicuro di non aver fatto cazzate, Conley? - Chiese la voce proveniente dall'apparecchio - Ascoltami bene, può essere tutto una fastidiosa ma innocua coincidenza. Oppure tu ti sei mosso di merda, forse ti stai arruginendo. Comunque non possiamo prendere rischi e lo sai bene che non ero d'accordo a mettere sotto controllo il professore. Una cosa inutile, dispendiosa e... pericolosa a quanto pare. -
- D'accordo, ma ora che facciamo? - Kirvan aveva la mascella contratta dal nervoso.
- Non mi piace come state gestendo questa faccenda. Prima di tutto, tu te ne starai buono. Fai le tue cose per l'agenzia ma non ti occupare più di Jasper Houston e cerca di andare via di lì il prima possibile. -
Ci fu un attimo di silenzio, come se dall'altra parte stessero raccogliendo le idee, poi la voce riprese a fluire dall'auricolare - Se quella ragazza ti ha davvero seguito, allora Houston sa di te. Non sarà molto per lui, ma se decide di fare di testa sua ed avvisare la polizia, li avrai alle costole e per te saranno guai. -
L'altro scosse la testa - Va bene, ma la ragazza che lavora con il professore? -
La risposta categorica non tardò ad essere udita - Conley, l'attività a Wicklow termina in questo momento. Gestiremo tutto da qui, compresi i contatti con Jasper Houston. -
Abitazione degli O'Hara, Glenview Road (Wicklow), martedì 24 marzo 2009 - Sera (piove, 8 °C).
- Lo sai quanti giorni sono? -
- Cinque? -
- Sei. - la corresse lui.
Entrambi sedevano sul letto singolo di Liz O'Hara fissando lo schermo del televisore acceso, ma senza realmente seguire il programma che stava trasmettendo. La ragazza dai capelli rossi allungò una mano a prendere il telecomando ed abbassare ulteriormente il volume.
- Non riesco proprio a capire cosa sia successo stavolta. -
Nella sua mente, Liz aveva immaginato le peggiori ipotesi, l'ultima della quale vedeva il cadavere dell'amica in una cantina magari nascosta sotto il tappeto di casa Houston. In effetti, avevano vagliato ogni ipotesi razionale ed in ognuna di esse Sian non sarebbe mai sparita senza una parola, tantomeno lasciando dietro di sé Isolde, l'alsaziano dal quale praticamente non si separava mai.
- Le è successo qualcosa, me lo sento. - ipotizzò Gregory, girando il viso a guardarla. - Stavolta è successo qualcosa di brutto e nessuno vuole dirci niente. -
- Perché? - Elizabeth si mosse sul letto in modo da raddrizzare la schiena ed incrociare le gambe sul materasso.
Greg, che in genere era un romantico ottimista, stavolta non si sentiva così positivo. Trascorreva giorno e notte con il cellulare sempre acceso a guardarlo ripetutamente nella vana attesa che il display si accendesse e mostrasse la foto sorridente di Sian che le aveva scattato per associarla al suo profilo quando era lei a chiamarlo. Nei momenti di solitudine e di attesa aveva spesso ripensato ad un vecchio discorso che avevano fatto insieme, quando la Houston gli aveva rivelato il suo segreto, quella sua diversità che egli stesso aveva faticato ad accettare sul momento. C'era stata una raccomandazione che Sian aveva ricevuto e che gli aveva rivelato che non aveva mai dimenticato. Rod Gallagher le aveva spiegato di tacere. Un attimo dopo, la londinese aveva tirato fuori un buffo esempio tratto da qualche film di fantascienza. Solo che in quel momento, a quasi un anno dall'accaduto, Gregory non lo trovava più così divertente.
- Greg? - Liz lo richiamò dai propri pensieri. Il ragazzo la stava ancora guardando, ma in realtà si era così perso nelle proprie considerazioni da non vederla più. - Perché dovrebbero nasconderci una cosa simile? -
- Non lo so, - mentì in un certo senso lui, sentendo improvvisamente l'urgenza di dover uscire da lì. Recuperò da sotto il letto le proprie scarpe e se le infilò mentre le mani gli tremavano.
- Che cosa stai pensando? - insistette Liz, con il tono rotto dalla preoccupazione, carponando sul letto nel seguire le sue movenze.
Gregory si alzò in piedi e le pose le mani ai lati delle braccia fissandola negli occhi.
- Vado da Houston e provo a parlargli io, - disse. Forse lo avrebbe fatto davvero, forse si sarebbe rivolto direttamente a Gallagher. In quel momento sentiva la testa girare ed una sensazione di nausea coglierlo alla bocca dello stomaco. - Ti chiamo domani. -
St. Patrick's Road, martedì 24 marzo 2009 - Sera (piove, 8 °C).
Nei giorni successivi al colloquio con Jasper, dopo aver ascoltato i consigli di Rod e aver appurato di persona che in quella stessa sera, passando sotto l'abitazione del professore, non aveva percepito la presenza della figlia, Failam si era messa a lavoro sull'algoritmo.
La sua volontà era quella di raggiungere un punto avanzato della ricostruzione del progetto per due motivi essenziali.
Per prima cosa non poteva ignorare la determinazione di Houston, arrivato ad una sorta di ricatto nemmeno troppo velato.
Secondariamente, poterlo avvicinare, preparata a cogliere qualsiasi pensiero, le avrebbe forse consentito di scoprire qualcosa in più sul mistero che stava avvolgendo le questioni algoritmo e Sian.
Presa una serata libera dagli impegni del pub, infilò il portatile e gli appunti nello zaino ed uscì per recarsi in St. Patrick's Road.
Dopo essere stata accolta e fatta accomodare in salotto, prese ad estrarre il computer dalla borsa.
- Ho ricostruito una buona parte delle formule, ma ho pensato che assieme avremmo fatto più in fretta - Mentre tirava fuori anche i fogli che aveva portato con sé, mantenendo accuratamente lo sguardo lontano da quello dell'uomo - Professore, l'altro giorno mi ha colta alla sprovvista. E... ecco io non l'avevo mai vista così, siamo sicuri che sia la cosa giusta quella che stiamo facendo? - Il tono non fu naturale, la voce tremante tradiva la tensione nel pronunciare quelle parole.
Jasper l'invitò ad accomodarsi, senza aspettare una risposta andò in cucina a preparare del the per entrambi: - Io credo sia la soluzione più sensata. Non abbiamo intenzione di utilizzare questo algoritmo per le nostre comodità, ma evitare che qualcuno lo faccia. - ripeté dalla cucina, sembrava un fascio di nervi, non riusciva a restare fermo e neppure capiva dove attingesse l'energia per muoversi: - Pensa alla bomba atomica: è stata studiata, usata e senza che i creatori potessero realmente e concretamente opporsi a quello scempio. Facendo le debite differenze, è la medesima situazione, io non voglio pentirmi per essere tornato al lavoro. - Troppo tardi pensò subito, sistemò le tazze sul tavolo del soggiorno ed abbozzò un sorriso: - Ti ringrazio, Failam, davvero. - disse ed era sincero: - Non hai alcuna colpa, io ti ho praticamente trascinata di nuovo in questa storia, ma ho una buona ragione e credimi, non avrei mai voluto agire a quel modo. È accaduto, mi spiace. - si scusò scostando una sedia.
La Matar aveva ascoltato in silenzio, osservando l'uomo muoversi apparentemente teso - Io... io mi fido di lei. Quello che non capivo e forse non capisco ancora è la fretta e il non avere prima avvisato Manstad ed O'Gara. E... mi scusi, ma non li avviseremo vero? - Rimase a pendere dalle sue labbra e dalla sua mente, cercando di rimanere calma.
Jasper sedette e la fronteggiò: - No, se non ci sarà bisogno. - ammise, la voce scandì le parole. Era la verità, forse Failam avrebbe compreso le sue motivazioni, magari sarebbe riuscito a far leva sui sentimenti di Stefan, ma Girvan era un'ombra sfuggente: - Non voglio che si riprenda a parlare del gruppo, avremmo l'attenzione addosso. - concluse serio.
Lei sospirò e annuì - Insomma... se rifacciamo l'algoritmo potremmo usarlo se qualcuno lo impiegasse male. Non si fida del governo. - Concluse lei, e riflettendoci più attentamente, prendendo spunto dal parallelo sulla bomba nucleare, la ragazza dovette ammettere che se quello fosse stato il vero scopo di Jasper Houston si poteva essere d'accordo con lui. Rimaneva, però, da giustificare buona parte del suo atteggiamento.
- Rifacciamo l'algoritmo... - Provò a sorridere ma con risultati dubbi.
I due continuarono a lavorare per qualche tempo, confrontando i dati e verificandone la correttezza. In un attimo di pausa, Failam si portò le mani sul viso per massaggiarsi gli occhi stanchi. Fu in quel momento di relativa tranquillità che le arrivarono alla mente i pensieri nitidi di una persona sconosciuta.
Era all'esterno, sicuramente a pochi metri da loro e si stava interessando a ciò che stava accadendo nell'abitazione di Houston e sul fatto che sarebbe stato meglio per lui che avesse deciso di darsi da fare.
Tentando di muoversi in modo naturale per non insospettire il professore, si alzò dalla sedia e camminò verso la finestra.
Con una mano scostò la tenda quel tanto che bastasse a sbirciare l'esterno della casa, come a voler controllare la propria auto in sosta nel vialetto.
C'era un'altra vettura ferma sulla strada, con una persona all'interno che di tanto in tanto sembrava muovere la testa. Chi era e cosa voleva?
- Professore, le spiace se continuiamo domani sera? - Rimise a posto la tendina e si voltò verso l'uomo - Sono un po' stanca e... ho il turno di apertura del Rose's. Porterò con me il computer così nei momenti calmi potrò sistemare un po' di formule. - Cercò di non distogliersi dalle percezioni che arrivavano dal misterioso osservatore, ma se voleva capire qualcosa in più di quell'evento, sarebbe dovuta uscire prima che quello decidesse di andare via.
Il matematico alzò lo sguardo sulla ragazza: - D'accordo, immagino che tu sia stanca. - acconsentì senza indugiare troppo: - Ci sentiamo domani. Riposati. - proseguì accompagnandola alla porta.
Quando la porta si aprì, Failam poté sentire chiaramente il motore della macchina di quella persona già in moto e fu quasi immediato il vederla prendere la marcia in direzione del centro città.
Era una BMW nera, ma subito non riuscì a prenderne la targa.
Salutò Houston frettolosamente, forse apparendo anche scortese, ma doveva raggiungere la propria Opel Corsa rapidamente.
Fece retromarcia con velocità, rischiando di rimodellare il posteriore della sua auto, ma lo sforzo fu ripagato dal vedere, qualche secondo più tardi, le luci posteriori dell'auto tedesca ad un centinaio di metri davanti a sé, quando alla sua destra incombeva già la sagoma scura della Catholic Church.
Da lì non poteva percepirlo e il cuore le batteva all'impazzata.
Accelerò quel tanto che bastò a prendere la targa, poi alzò il piede per rimettere una certa distanza tra sé e l'altro perché la paura che per qualche ragione questi potesse accorgersi di essere seguito era troppo forte.
Tutto durò brevi istanti che alla Matar parvero secoli.
Giunta all'incrocio con Abbey Street, l'auto che precedeva la ragazza svoltò a sinistra.
Temendo di perderlo, Failam si fece coraggio ed incrementò la velocità per imboccare la stessa direzione.
Ebbe appena il tempo di vedere i fari della lussuosa berlina spegnersi nel parcheggio del Grand Hotel.
Prima di invertire la marcia percorse un paio di chilometri della Marlton Road e quando passò di nuovo davanti all'edificio l'auto nera era ancora là.
Qualcuno spiava Jasper Houston e sembrava risiedere nell'albergo principale di Wicklow.
La prima cosa che avrebbe fatto l'indomani sarebbe stato avvertire gli altri.
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Nome: Brandy MacKenzie Data di Nascita: 7 Agosto 1984 A: Dublino Capelli: Rossi Occhi: Verdi Altezza: 168 cm Peso: 43 Potere: Pirocinesi. Descriz. potere:
Può dare fuoco a cose e persone con la forza del pensiero e comandare le fiamme a suo piacimento. Il fuoco si ritrae spontaneamente prima del contatto con il suo corpo.
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Nome: Roderick Gallagher Data di nascita: 21 Novembre 1978 A: Wicklow Capelli: Castano scuro Occhi: Azzurri Altezza: 175 cm Peso: 70 Potere: Chiaroveggenza. Descriz. potere:
Ha la capacità innata e passiva di vedere gli eventi passati, captandone persino i pensieri (essendo comunque trascorsi), solo venendo in contatto fisico con persone od oggetti. È costretto a concentrarsi per riuscire a distaccarsi dalle visioni. Talvolta e di rado gli capita di avere delle premonizioni.
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Nome: Failam Casato: Matar Data di nascita : 24 luglio 1985 A: Zurigo Capelli: Neri Occhi: verdi Altezza: 165 cm Peso: 48 Potere: Telepatia. Descriz. potere:
Failam sviluppa alla Colonia Lemuriana tutti i poteri mentali e cinetici. Un incidente stradale le procurerà successivamente un trauma che le precluderà l'uso dei poteri cinetici.
Avrà anche molti problemi a gestire la telepatia, riuscendo con fatica, ma molto più spesso non riuscendo affatto, a schermare la propria mente, venendo così a contatto con i pensieri di tutte le persone che le stanno accanto in un raggio di 50m.
Nome: Rupert McBridge Data di nascita: 12 luglio 1982 A: Dublino Capelli: Neri Occhi: Azzurri Altezza: 185 cm Peso: 78 Potere: Rigenerazione. Descriz. potere:
Rupert guarisce tre volte più in fretta di ogni altro essere umano. Inoltre il suo sangue ha capacità curative verso gli altri con la stessa velocità . Più sarà grossa la ferita da curare, più sangue sarà necessario, ma a seconda della quantità donata le forze dello stesso saranno inversamente proporzionali.
Nome: Sian Guinevere Houston. Data di nascita: 7 Luglio 1987. A: Liverpool. Capelli: castani. Occhi: marroni. Altezza: 1,58 m. Peso: 55 kg. Potere: psicometria. Descrizione del potere:
A Sian basta posare le mani su di un libro per conoscerne il contenuto, dalla prima all’ultima pagina; lo stesso vale per la corrispondenza, le mappe e quanto altro sia scritto.
Il tempo "d’assorbimento" varia dalla manciata di secondi ai dieci minuti.
L’utilizzo di questa dote trascende dalla sua volontà , inoltre, terminata l’elaborazione è preda di violente emicranie, accusa spossatezza fisica e non di rado, sviene.
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Nome: Jago Baker Data di Nascita: 8 Ottobre 1973 A: Londra (GB) Capelli: Biondi Occhi: Azzurri Altezza: 191 cm Peso: 83
Potere: Manipolazione dell’energia cinetica. Descrizione del potere: Jago può caricare piccoli oggetti inanimati con energia cinetica, dando loro potenza esplosiva. Questa operazione intacca la sua resistenza fisica, si indebolisce percettibilmente e non è difficile colpirlo nel periodo in cui recupera le forze. Ha sviluppato la sua abilità durante l’adolescenza, quando stentava a comprenderla e grazie al costante controllo sulle proprie emozioni ha ridotto al minimo la possibilità di incidenti, che si sono comunque verificati nei primi anni del liceo.
Nome: Nicholas Martin/Grant Data di Nascita: 4 Ottobre 1975 A: Los Angeles Capelli: Castani Occhi: Grigio/Azzurri Altezza: 178 cm Peso: 72 Potere: Telepatia. Descriz. potere:
Può ascoltare in tempo reale i pensieri altrui, può comunicare con la mente con qualsiasi persona lui decida di fare, utilizzando la voce mentale che più gli aggrada.
Nome: Sarah Martin/Grant Data di Nascita: 4 Ottobre 1975 A: Los Angeles Capelli: Biondi Occhi: Grigi Altezza: 172 cm Peso: 55 Potere: Telecinesi. Descriz. potere:
È in grado di spostare oggetti e persone con il pensiero. Più è pesante l'oggetto da muovere più intenso lo sforzo e la fatica nel compiere il gesto.
Nome: Destiny Nafar Gallagher Data di nascita: 3 Gennaio 1999 A: Londra (GB) Capelli: Biondi Occhi: Grigi Altezza: 137 cm Peso: 29
Potere: Telecinesi. Descrizione potere: È in grado di spostare oggetti e persone con il pensiero. Più è pesante l'oggetto da muovere più intenso lo sforzo e la fatica nel compiere il gesto.
Nome: Albert Sean Roseburn Data di nascita: 18 Settembre 1963 A: Albany, NY (USA) Capelli: Castani Occhi: Marroni Altezza: 179 cm Peso: 80 kg Potere: Induzione.
Nome: Ian Gawain O'Dwyer Nome di copertura: Clive Stefan Fitzgerald Data di Nascita: 17 Febbraio 1968 A: Inverness (Scozia) Capelli: Biondi Occhi: Azzurri Altezza: 182 cm Peso: 80
Nome: Gregory O'Neill Data di Nascita: 12 Settembre 1982 A: Wicklow Capelli: Castano scuro Occhi: Azzurri Altezza: 180 cm Peso: 76 PNG: Lavora nell'officina del padre in Greenhill Road.
Nome: Guinevere Elaine O’Connor Data di Nascita: 9 Dicembre 1959 A: Wicklow Town Capelli: Rossi ed ondulati Occhi: Verdi Altezza: 175 cm Peso: 65
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Nome: Jasper Houston Data di nascita: 28 Agosto 1955 A: Liverpool Capelli: Castani e mossi, un po’ radi sulle tempie. Occhi: Verdi Altezza: 186 cm Peso: 82 kg
Nome: Theresa Wheeler Data di Nascita: 8 Gennaio 1979 A: Limerick Capelli: Biondi Occhi: Grigi Altezza: 175 cm Peso: 65 PNG: Arriva a Wicklow per assumere l'incarico di vicedirettore della locale sede della Banca d'Irlanda.
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